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Dei mestieri di un tempo ben pochi  sopravvivono. Quelli più caratteristici furono quello del vasaio e della tessitrice, di cui Gerace ne ha dato notevole testimonianza.
   Un tempo in ogni paese c'erano vasai, o "mastri pignatari", che lavoravano la creta da cui ricavavano stoviglie, orci per l'acqua, per l'olio, vasi per la conservazione di alcuni alimenti. Costruivano anche grandissime giare nelle quali veniva conservato il grano o l'olio nei frantoi. Esse oggi vanno a ruba per ornare terrazze e giardini.
   Dopo essersi procurata la creta, il vasaio la impastava con acqua fino ad ottenere una massa di facile lavorazione. Poneva poi parte della creta impastata al centro di una forma di legno che , tramite un supporto, poggiava su una ruota di pietra, che veniva fatta girare col piede. A mano a mano che la ruota girava, l'artigiano modellava la creta con le mani, dandole la forma voluta.
   I vasi venivano poi deposti in un ambiente adatto, perchè la creta perdesse l'acqua, che aveva assorbito. Una volta asciugatasi, venivano posti  in una grande fornace, attorno alla quale venivano fatti bruciare rami secchi e foglie sino a raggiungere la temperatura di cottura. Dopo la cottura alcuni venivano smaltati e dopo due o tre giorni erano pronti alla vendita, Anche Ardore aveva un tempo botteghe di vasai, che andavano a vendere "cortàre", "cortarèllhe", "pignati", "cùccuma", "salatùri", "bumbulèllhi" nei paesi vicini in occasione di fiere e feste patronali.

il vasaio

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