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DAL SETTECENTO A NAPOLEONE

     Il '700 fu caratterizzato dalla fine del predominio della Crusca e dalla retrocessione dell'italiano rispetto al francese, in tutta Europa.
     Il latino inizialmente gode prestigio, ma sotto i tiri dell'Illuminismo perde sempre più quota. Il dialetto acquista nuova considerazione con scrittori come il Goldoni (a Venezia), il Porta (a Milano) e il Meli (in Sicilia). All'estero tra le persone colte è ben conosciuto l'italiano. Molte parole vengono esportate all'estero grazie anche al Goldoni e al suo grande successo. I barbarismi che in questo periodo influenzano il nostro lessico sono i francesismi, legati all'influenza culturale che esercita la Francia.
     A fine '700 la rivoluzione e il dispotismo napoleonico rafforzano l'influsso francese (l'Alfieri, spirito molto forte e fiero, reagì a questo predominio con il suo Misogallo: critica spietata contro tutto ciò che la Francia rappresentava). Col decreto del 1809, Napoleone imponeva alla Toscana e a Roma il francese come lingua ufficiale, assieme all'italiano e questo la dice lunga sull'enorme quantità di francesismi che furono importati in Italia.
     Nella seconda metà del '700 si riaccese la questione della lingua, tre furono le accademie, quella dei Granelleschi,promossa da Carlo e Gaspare Gozzi, che fu la roccaforte dei conservatori, chiusi ad ogni influenza straniera e legati alla lingua cinquecentesca; l'Accademia dei Pugni, promossa da Pietro e Alessandro Verri, a cui aderirono gli Illuministi, fu per una lingua aperta alle innovazioni e alle influenze straniere; l'Accademia dei Trasformati, pur difendendo il toscanesimo della lingua fu per una maggiore tolleranza, che non l'Accademia dei Granelleschi,verso le nuove idee.

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