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ALCUNE CONSIDERAZIONI SULLA PACE

di Roberto POLITO

 

INTRODUZIONE ED ETIMOLOGIA

Oggi si parla tanto di pace e il tema della pace è quello più ricorrente in dibattiti e incontri. Spesso tuttavia l'idea che si ha di pace non è del tutto quella esatta. Per meglio potere poi definire la pace iniziamo col vivisezionare il termine pace; il che poi ci tornerà vantaggioso per fare emergere il significato più appropriato. Essa deriva dalla parola latina pax, a sua volta derivante dalla desinenza indoeuropea pak. Donde pangere (=accordarsi in modo molto ravvicinato); pactum (=accordo, patto) ; patio( =luogo dove si accetta) e ancora patior ( =accettare ); pay  (termine inglese che significa "salario" ). In greco "pace" è "eirene" e in ebraico "shalom", in arabo "salam": tutti termini che indicano anche " l'essere compiuti" e/o "il condurre a compimento". In sanscrito pace diviene "shanti" che vuol dire anche "illuminazione interiore". Allora, alla luce di quanto s'è detto, possiamo constatare che le nubi si diradano e si incomincia ad avere un'idea di quello che potrebbe essere la pace. Essa è un qualcosa di accogliente (pak,pangere), è accordo (pactum), è un obiettivo (eirene, shalom, salam), è contrattazione e quindi dialogo( pangere ), è concertazione ( pangere, pay ), è un qualcosa di molto positivo che ti riempie spiritualmente ( shanti ). Eppure nella maggior parte dei dizionari, quando andiamo a cercare la definizione , troviamo costantemente: assenza di guerra. Essa è una definizione molto riduttiva e non certo delle migliori. 

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DEFINIZIONE  -  PACE E VIOLENZA- MAFIA

La definizione di una parola  dovrebbe, sinteticamente, abbracciare, il più universalmente possibile, le caratteristiche essenziali e condivise dalle varie culture e correnti di pensiero. Altra definizione monca, ma molto più accettabile e profonda di quella anzidetta, è quella di una grandissima scuola filosofica dell'antichità, quella degli Stoici; per essi pace è assenza di passioni (atarassia). Pensiamo che una definizione che potrebbe avere un consenso vasto potrebbe essere quella che vede la pace come quell'equilibrio che determina il massimo dell'armonia tra mente, cuore e spirito. Essa non si acquisisce una volta per tutte e, se non viene attivamente conservata, ci lascia. E' questo un concetto dinamico della pace che, se da un lato ne rende più faticosa la meta, dall'altro ne rende più gratificante il raggiungimento. Allora, se la pace è così intesa, per raggiungerla, non possiamo invocare la violenza, sarebbe come combattere la bestemmia bestemmiando o l'alcolismo bevendo. Nulla di più incongruente dell'adagio degli antichi Romani: "Si vis pacem, para bellum" (se vuoi la pace prepara la guerra). Se si vuole la pace bisogna preparare la pace! Ce lo insegna anche la storia più recente. La violenza chiama violenza, il sangue chiama sangue e dal non volere fare "accordi, non volere fare "patti", nascono quei circoli viziosi e cronici che si chiamano faide. Faide che ancora si vedono in tanti nostri paesini, faide che si vedono in grande stile sul palcoscenico mondiale (vedi scontro tra Palestina  e Israele), e nessuno vuole fermarsi per primo e porgere l'altra guancia. La pace è certo rifiuto e ferma condanna della mafia e . . . tuttavia quanti di noi, se fanno un esame di coscienza si sentono tranquilli!? Le cose più pericolose nel far prosperare la mafia sono gli atteggiamenti mafiosi di tanta gente perbene, che io chiamo mafiosità, e chi vive in questa realtà come me, che abito nella locride, capisce a cosa mi riferisco. Sono quegli atteggiamenti verso gli uomini di mafia che vanno da un certo rispetto di circostanza a un rispetto sempre più stretto  e servile sino a una stretta sudditanza e talora (e qui la mafiosità si trasforma in mafia) sfocia in una ricerca molto rischiosa di favori e di aiuti che, mal gestiti, possono provocare delle tragedie. Di questo i politici, il governo, le istituzioni hanno le loro colpe, ma il primo colpevole è ognuno di noi. 

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PACE E VIOLENZA DEI POTENTI E DEI POVERI

La violenza della guerra degli Americani in Irak non può portare la pace, la pace di Bush è la pace dei Romani (si vis pacem para bellum). A parte il fatto che è molto dubbio il motivo addotto da Bush per fare le guerra in Irak e che invece il vero motivo sia soltanto questione di interessi economici legati  ai pozzo petroliferi, tuttavia, in ogni caso, non mi pare giusto che uno stato si possa arrogare il diritto di fare da giudice e  da giustiziere. Né d'altra parte può essere ammessa la violenza  dei poveri contro i ricchi e gli oppressori. Io sono rimasto molto stupito nel leggere queste parole, specie per la bocca da cui esse uscivano: "Il dominio di se stessi è accessibile solo a coloro che non vivono l'emarginazione. In mezzo ai più miseri la pace si ottiene con la violenza. La pace non è solo una buona intenzione, paradossalmente necessita di una forza e di una  certa violenza per imporsi". Sono queste parole di Padre Pedro, un missionario d'origine slovena eccezionale, che in Madagascar, dove l'80% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà, ha creato villaggi e ha tolto dalla miseria e dall'abbrutimento tantissime persone. E' un gigante quest'uomo e io non sono degno neanche di sciogliergli i lacci delle scarpe. Lo ammiro moltissimo per la sua bontà e per tutto quello che gratuitamente e senza risparmiarsi fa in Madagascar: Non posso tuttavia essere d'accordo con lui, mi dispiace: non è ammissibile la violenza né da parte dei poveri con la pancia vuota, né da parte di Padre Pedro. E' vero quello che egli dice: "chi ha la pancia vuota non ragiona". Ma se è vero ciò non significa che un'azione, che di per sé è negativa diventi positiva. Chi è a pancia  vuota non ragiona e quindi non può valutare in modo chiaro ciò che è bene  e ciò che è male, come invece può fare chi è a pancia piena [a meno che non esageratamente piena :)]. Questo significa soltanto che , anche se l'azione è in assoluto da condannare, chi la commette può essere compreso e non condannato. Non altrettanto può essere fatto per chi "a pancia piena" (e spesso per interessi tutt'altro che di giustizia) e ben ragionante commetta violenze come guerre, torture, pene di morte, eutanasia,ed altro: vd. le mani degli Americani (scritto prima dell'11 settembre). Questi appunto perchè ragionano bene  non possono essere capiti, anche se come fratelli non debbono essere odiati (cosa un pò difficile). Vanno pure condannati con fermezza i figli di papà che, con la violenza, manifestano per la pace, procurando spesso gravi danni alle cose e talora anche (e questo è molto grave) alle persone; come abbiamo detto, la pace deve essere dialogo, tolleranza, accordo, intesa, traguardo e non odio e devastazione Ammirevole la cultura della bandiera della pace, che ormai è un simbolo ma (ahimé) anche una moda. Tuttavia purtroppo, data la mia testaccia e la mia avversità viscerale a tutto ciò che ci omologa, personalmente la cosa non mi entusiasma e non mi attira più di tanto, anzi mi infastidisce; magari il ragazzo che oggi sventola la bandiera (perchè così fan tutti) domani si ritrova a tirare sassi da un ponte, o a bruciare un'auto o a fare bravate col suo gruppo. Non credo nella pace di facciata, nella pace da passerelle, nella pace mediatica; la pace è un modo d'essere, figlio della modestia e del dialogo. 

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PACE E CRISTIANESIMO

Nella cultura cristiana, poi, il concetto di pace si sublima. Nel rito Cristiano,  durante la messa, è molto significativo quando si recita "vi lascio la pace, vi do la mia pace"; è qui che il significato di pace si arricchisce: ok vi do la pace, ma poi si dice la mia pace! E che significato altissimo hanno queste ultime tre parole! non è una pace qualunque, quella che ci si da è la pace di Dio, sceso sulle terra e morto per noi, per un atto d'amore, entra qui un nuovo attributo della pace: l'Amore. Ma questo Amore è come il fuoco, è qualcosa che contagia, se dico si a questo Amore non posso non amare anche gli altri, se si ama non ci può essere guerra, se non c'è guerra per forza ci deve essere pace, ma pace non per interesse e perchè capisco che nella pace si vive meglio, ma pace perchè amo e se amo non odio. Ancora nel vangelo:<< In qualunque casa entriate, prima dite:"Pace a questa casa". Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi>> (8Lc10, 5-6). Poi chi non ricorda il famoso Discorso della Montagna o delle Beatitudini? In esso tra l'altro Gesù dice:<<Beati gli operatori di pace, perchè saranno chiamati figli di Dio>>.  Perciò, com'è naturale che avvenga, una vera pace, in senso cristiano, non può rivolgersi solo  a noi stessi ma deve essere ricercata anche per gli altri. Nel messaggio per la giornata della pace del primo Gennaio del 2004 papa Giovanni Paolo II riafferma ancora l'urgenza del dialogo di fronte al crescere degli estremismi:<<L'umanità, scossa come è dall'egoismo e dall'odio, dalla sete di potere e dal desiderio di vendetta, ha più che mai bisogno di ritrovare il cammino della pace>>. Ribadisce tra l'altro come sia importante studiare in profondità le radici del conflitto ed educare a un atteggiamento di pace. Infine non bisogna mai abbandonare la via del dialogo; bisogna imparare a conoscere l'altro; rispettare il diritto ; favorire la cultura ;rispettare la dignità dell'uomo dall'atto del concepimento sino all'ultimo passaggio; essere umili. Ogni volta che preghiamo, come insegna Giovanni Paolo II, dovremmo dire con il fraticello d'Assisi,"Signore fa di me uno strumento della tua pace". Se Papa Giovanni ci affascina, allora seguiamo i suoi insegnamenti che sono molto profondi e seguiamo la sua vita che è stata veramente santa, così lo onoreremo veramente e non con le adunate oceaniche, con slogan logorati e chiedendo di farlo santo, chè lui santo lo è già .

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