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CULTURA MADRE DELLE ARTI E DELLA CONVIVENZA

AB ET IN

Nella nostra società multietnica, è sempre più importante trovare dei principi condivisi da tutti che faccia da fondante comune al nostro agire morale. Credo che esso possa essere la cultura, come meglio specificato in un mio articolo giornalistico, intesa nella sua accezione classico umanistica, anche se in antitesi con l’erudizione intesa come sublimazione dell’arte la poesia ne è parte rilevante. Specie se intesa come strumento, non razionale, ma pur sempre valido, che ci permette di rompere le catene dello spazio e del tempo. Perché la causa principale della nostra ignoranza è dovuta alla nostra condizione di esseri condannati a restare imprigionati in queste due forme della nostra ragione, di cui sono colonne portanti e indispensabili (vd "Il Senso fatato" di Roberto POLITO Ed. Arti Grafiche Ardore pag 9).

Da Socrate il termine cultura non è menzionato, tuttavia la Dialettica, che esercita la nostra mente per raggiungere l’assoluta indipendenza dello Spirito (Oikèion) dal resto (Adiàfaron), altro non è che una cultura parziale, cioè la cultura dell’Anima. Essa potrebbe essere intesa come un concetto originale, ma non completo, di quella che è la CULTURA GENERALE, così come noi l’intendiamo (vd avanti).

La cultura è allo stesso tempo individuale e collettiva; ogni individuo è figlio della propria cultura e, al tempo stesso, ogni cultura è figlia di ciascun individuo. V’è pertanto un rapporto di causalità circolare; esso, se è rettamente impostato e vissuto, è un circolo virtuoso che sempre più si accresce e, in rapporto agli uomini con intelletto, si diversifica e si amplia.

Il significato di "culture parziali" va distinto da quello di "CULTURA" in senso generale.

Non sono da definirsi culture, neanche parziali, quelle che contrastano con il concetto generale di CULTURA.

Né tali possono definirsi se in esse non è insita la finalizzazione alla CULTURA in GENERALE; pertanto non possono esistere culture negative. Da ora useremo il termine "subcultura" non in senso negativo ma per indicare una cultura parziale (sempre positiva).

Intendiamo come "CULTURA GENERALE" il CAMMINO DI MATURAZIONE DELLA COSCIENZA, CHE SI MANIFESTA NELL’EDIFICAZIONE CONTINUA DI UNA BUONA SOCIETA’.

In tale iter maturativo, gli elementi principali sono: l’ESPERIENZA, la TECNOLOGIA, l’INTELLETTO, lo SPIRITO. L’esperienza è la raccolta, attraverso i sensi, della realtà fuori di noi (res extensa), la tecnologia serve ad approfondire l’esperienza e, al contempo, ad agire,cangiandola, sulla "res extensa".

Già un buon intelletto, che agisca in maniera corretta, non può non essere su quell’ITER MATURATIVO detto CULTURA, in un punto più o meno avanzato.

Il saggio sa che la ricerca del bene comune significa anche la ricerca del proprio benessere; il saggio sa che la solidarietà e in particolare la sussidiarietà, pur se non nell’immediato, porteranno benessere a se stesso e agli altri; il saggio sa che l’esperienza e lo studio sono indispensabili per l’arricchimento e quindi per l’avanzamento della cultura.

Pertanto possiamo affermare che migliaia sono le subculture, ma una sola è quella GENERALE.

Vi sono, ad esempio, culture riferite alla nazionalità; alle religioni; alla politica; al sesso; al settore letterario-scientifico od artistico; allo stato sociale; ecc. ecc. ecc.

Il punto unitario di tali culture parziali è la raccolta dei dati attraverso l’esperienza, la recezione e l’elaborazione attraverso l’intelletto, l’arricchimento e la maturazione della coscienza.

Le diverse subculture non vanno esercitate a caso e accettate passivamente.

In rapporto alle condizioni ambientali, alle necessità della gente e al periodo storico, è più importante favorire l’una piuttosto che l’altra, che una taccia e l’altra parli, che una vada più piano e l’altra corra. Come in un’orchestra, nella nostra vita, è importante che si raggiunga l’armonia. Essa si raggiunge attraverso la direzione di un buon maestro, attraverso l’umiltà e il saper attendere il momento giusto, attraverso lo studio e la preparazione (che sono fatica),

Se tutti fossimo bravissimi, ma privi di umiltà, l’orchestra sarebbe un fallimento, se tutti fossimo bravissimi, ma volessimo superare gli altri, sarebbe il disastro. Ognuno ha una propria attitudine (talento) che può essere più o meno spiccata.

Sarebbe augurabile che ognuno di noi, a seconda del tempo e del luogo, desse il contributo richiesto, nella maniera più adeguata. Ciò ci qualificherebbe moralmente e intellettualmente.

La difficoltà maggiore sta nel capire e interpretare il tempo, nel renderci conto di quale possa essere il nostro contributo, in questa grande orchestra dell’umanità. Si potrebbe sbagliare il tempo e/o anche il tipo di contributo che ci è più consono,

Ma rifacendoci all’esempio dell’orchestra, essa è diretta da un maestro, tuttavia noi non abbiamo una visione chiara e immediata di quanto egli ci comunica.

In tale fase è molto importante l’esercizio del discernimento.

Maestro e discernimento sono concetti a cui, credenti e non credenti, danno un diverso contenuto.

Essendo, tuttavia, tutti d’accordo sulla necessità della ricerca del bene comune, raggiungibile attraverso la maturazione coscienziale (CULTURA), tutti siamo protesi, in maniera più o meno manifesta, a capire cosa dobbiamo fare e cosa sentire.

Ne deriva unanimità di ricerca e di metodo strategico, perché c’è un obiettivo comune.

A questo punto viene da farsi una domanda, a cui si possono dare varie risposte: Ma cos’è quest’energia, questo spirito vitale che ci induce ad agire in tale modo? Quello che tutti accomuna è l’obiettivo da raggiungere (PRINCIPIO UNIVERSALE CONDIVISO)

Tuttavia tale sentimento non è, in tutti e sempre, allo stesso modo evidente; né tantomeno, sulla sua genesi v’è unanimità di vedute, molteplici sono le interpretazioni che si danno. Noi cristiani siamo convinti che la nostra natura sia rivolta al bene, in quanto tutti siamo stati creati ad immagine e somiglianza di Dio; che lo Spirito è vicino a noi e, rispettando la nostra libertà connaturata, ci spinge alla ricerca e alla realizzazione del bene.

La CULTURA per noi è il SOFFIO DELLO SPIRITO.

Pertanto possiamo concludere che un fondamento comune al nostro agire è possibile, anche al di là della FEDE, dopo di ciò ognuno darà le interpretazioni e le giustificazioni che più riterrà appropriate.

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