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LE NOSTRE RADICI

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n.b.: č spesso molto difficile trascrivere alcuni suoni del nostro dialetto, in quei casi s'č cercato di renderli al meglio.

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VOCI DI ORIGINE ARABA

camij  sass Anzāru, luogo piano vicino a un dirupo (ar. angar, terrazza). Māzzara, pietra che serve per fare compressione (sulle conserve, ecc.) (ar. ma'sara, pressa).
Arbāsu, sorta di panno grossolano e pesante di color nero (ar, al-baz, specie di panno). Mārcatu, detto di terreno calpestato malamente (ar. marqad, posto per dormire):
Arrassāri, rifl. allontanarsi (ar. 'arrada, allontanarsi) v. anche arrassu, lontano). Margiu, terreno non zappato, terreno lasciato in riposo (ar. marg, terreno da pascolo).
Balacāra, violaciocca (ar. balaq, di color pezzato). Matāffu, strumento per assestare il selciato (ar. medakk).
Balāta, grande lastra di pietra (ar. balāt, lastra di pietra). Mbatula, inutilmente (ar. batil, vano).
Bardāsciu, giovinetto, ragazzaccio (ar. bardag, giovane schiava). Musulųcu, formaggio fatto con gli ultimi residui della pasta (ar. maslųq).
Cabellha, ogni partita di olive presa in fitto durante l'annata olearia (ar. cabāla, cottimo). Rōtulu, rotolo, antico peso equivalente a circa 800 grammi (ar. ratl).
Cāfaru, bacato, vuoto dentro, croccante (di pane, biscotti) ar. hafr, guasto). Sāja, gora di mulino, canale irrigatorio o di scolo (ar. sāqija).
Calijāri, seccare al sole (ar. qalā, arrostire) v. anche cālia, ceci abbrustoliti). Sambatāru, capo di un amandra (ar. za'mat, vacca).
Camijāri, scaldare il forno (ar. h'amma, scaldare un bagno). Sāssula, pala di legno per prendere riso, farina, ecc. o acqua (dalla barca) (ar. satl, vaso per attingere)
Cāmula, tignola, tarma (ar. qaml, piccolo insetto). Satųri, coltellaccio, mannaia (ar. satur).

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Cangiārru, coltellaccio, coltello vecchio arrugginito (ar. hangar, coltellaccio). Schipčci, salsa preparata con olio, aceto e cipolle (ar. sikbeg, carne marinata).

giorg trava

Cantāru, peso antico di cento rotoli equivalente a circa 90 kg., quintale (ar. qintar). Sena, noria, macchina idraulica per attingere acqua (ar. senija).
Catųsu, condotto d'acqua (ar. qadus, tubo). Sgalipātu, sgarbato (ar. qalib, forma).
Cčbbia, vasca murata per contenervi l'acqua (ar. gabiya, vasca d'acqua). Sųcchiaru, chiavistello, paletto(ar. sukkāra).
Chānna, acanto (ar. hinna). Surra, ventresca di tonno, ventresca di maiale (ar. surra, parte del ventre).
Cifčca, bevanda mal preparata, di cattivo sapore o guasta (ar. safaq, vile e di scarto). Tafanāriu, deretano (termine anche italiano usato scherzosamente). Sullo Zingarelli e su altri vocabolari italiani si legge: "Parte pių colpita dai tafani", quindi da "tafano". L'etimologia pių probabile č dall'arabo tafar, groppiera).
Coffa, piccola sporta di paglia o di vimini, ordigno da pesca con molti ami (ar. quffa, cesta). Tafarčllha, canestra di vimini (ar. taifurija, scodella).
Cųscussu, specie di pastina per fare minestra (ar. kuskus). Talijāri, guardare, spiare (ar. talayi, sentinelle, spagn, atalaya, posto di osservazione).
Fannācca, collana, collana di pomodori da conservare per l'inverno (ar. hannāca). Tamārru, contadino rozzo, uomo grossolano e stupido (ar. tamār, mercante di datteri).
Gassarijāri, sperperare (ar. hasāra, perdita). Tambųtu, cassa da morto (ar. tabųt).
Giorgiulčna, sesamo (ar. gulgulān). Travārca, spalliera del letto (tabāqa).
Guāllhara, ernia (ar. ādara). Tųmanu, tomolo, antica misura per aridi (ar. tumn, un ottavo).
Hazzāna, nicchia nel muro che serve da armadio o dispensa (ar. hazāna). Varda, basto per le bestie da soma (ar. barda'a).
Jippųni, specie di camicetta che le contadine indossavano anticamente (ar. gubba, specie di sottana). Vųtama, pagliericcio, coperta rustica (ar. bitana).
Juchā, nome dello stupido fortunato, personaggio di molte favole calabresi (ar. djehā o diuhā, figura popolare che impersona lo sciocco). Zambatara, cerbottana (ar.zarbatāna).
Khāra, riverbero che esce dal forno acceso (ar. fāra, fervere per calore?). Zāmarra, fischietto di canna (o fatto dallo stelo dell'avena selvatica) (ar. zammāra, specie di flauto).
Libāniu, corda fatta con foglie di stramba usata dai pescatori (ar. liban, fune). Zibėbbu, specie di uva bianca da tavola (ar, zabėb, uva passa).
Lisi, ampelodesmo (ar. dis), in calabrese detto anche hārcia o ddisa. Zimbėli, specie di bisaccia di stuoia che, posta sugli asini, serve per trasportare ortaggi, ecc.; gabbia di giunchi in cui si mettono le olive infrante (o la vinaccia) per stringerle (ar. zimbėl).

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Machammčtta, diavolo (ar. Mahummad, Maometto). Zotta, fossetta o solco in cui piantarvi fagioli, patate, ecc. (ar.sawt, pozza d'acqua).

camij sass

Mammųni, usato generalmente unito alla parola gattu (gattu mammuni), spauracchioi dei bambini (ar. maimun, scimmia). Zzinųrru, gambo o frutto del carciofo selvatico (ar. gunnar).

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